Cetaceans

Cetacei

La collezione dei cetacei, in continuo incremento, proviene da numerosi recuperi di esemplari spiaggiati lungo le nostre coste. Un’attenta revisione dei reperti ha consentito di individuare due fasi di più intensa attività.

Durante la “fase universitaria” (1833 -1914), quando il Museo era ancora alle dipendenze della Regia Università sotto la direzione di Antonio Carruccio, è stato raccolto il primo esemplare della collezione, una splendida Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) specie ormai rara nei nostri mari.

 Il recupero è avvenuto nel 1899 a Porto Santo Stefano (GR).

La “fase civica” inizia nel 1932, anno della costituzione dell’attuale Museo civico di Zoologia, ed è caratterizzata da tre importanti periodi che segnano la storia dei Cetacei.

Il primo periodo, coincidente con la fine dell’attività del direttore A. Carruccio, è segnato dal recupero di un Capodoglio (Physeter macrocephalus) nel 1938 Mare Adriatico

Il secondo periodo (1952-1976), contraddistinto dalla grande passione per i Cetacei del conservatore Giuseppe Tamino, vede un incremento notevole della collezione e, soprattutto, la creazione un importante polo di riferimento scientifico nazionale che ha costituito la  base della tradizione cetologica del Museo.

Da evidenziare il recupero di una splendida balenottera comune (Balaenoptera physalus) nel 1953 a Salerno, montata al soffitto della sala “Balena” adibita alle mostre temporanee.

Il terzo periodo (1985 al 2014) è caratterizzato dal Progetto Spiaggiamenti coordinato per due decenni dal conservatore Rossella Carlini, in collaborazione con il Centro Studi Cetacei e Tartarughe marine. L’impegno del conservatore ha permesso la continuità della tradizione cetologica romana, accrescendo la collezione e le conoscenze scientifiche sui cetacei e sulle tartarughe dei nostri mari. La novità principale, rispetto al passato, è stata proprio la realizzazione di un progetto scientifico, visto con interesse da Università e Istituti di ricerca, che ha contribuito ad aumentare la conoscenza scientifica dei Cetacei e delle Tartarughe marine, finalizzata alla loro tutela e conservazione.

La raccolta costituisce un importante patrimonio scientifico ed una preziosa documentazione della cetofauna mediterranea. Rappresenta inoltre una valida testimonianza della diminuzione della popolazione di delfino comune (Delphinus delphis) nei nostri mari, la specie più comune fino agli anni ’60 del XX secolo e dell’aumento di Stenella coeruleoalba, la specie diventata più frequente nel Mediterraneo. Questo dato è confermato anche dalle collezioni cetologiche presenti negli altri musei.